Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Vicenza
già Scuola Superiore Interpreti e Traduttori 

1977: la SSML nasce come Scuola di lingue nella sede di Viale Mazzini n. 13 a Vicenza. Nel 1980, per soddisfare esigenze formative nel mondo del lavoro per traduttori e interpreti, nasce al suo interno un centro denominato Centro Addestramento Interpreti Simultanei (CAIS) che offre una formazione di tipo specialistico rivolta a diplomati e laureati in lingue. I corsi sono legalmente riconosciuti dalla Giunta Regione Veneto per la qualifica di Traduttore e Interprete in simultanea.

1993: alla Scuola viene riconosciuto per Decreto (28.12.1993) lo status legale per il rilascio di Diplomi corrispondenti a quelli rilasciati dalle Università, e vengono assegnati un proprio ordinamento e piano degli studi per la formazione in tutti i settori della traduzione e dell’interpretariato.

1994: partono le prime iniziative volte a dare conto della scrittura e della traduzione in tutte le loro forme quando la Scuola organizza incontri con Marina Warner (1994) e Margaret Atwood, quest’ultimo nell’ambito della conferenza Canadian Writers in Conversation organizzata nel 1997.

1998: la Scuola di Vicenza è inserita nel Piano Socrates Erasmus, in partenariato con università prestigiose dell’Unione Europea, e stabilisce un programma di scambio accademico con la University of Washington per l’anno accademico 1998–1999 e un progetto, il Vicenza–Cetra Project, con il Centre for Translation Studies (CETRA) della Katholieke Universiteit Leuven che dura fino all’anno accademico 2001–2002.

2002: la Scuola ospita un seminario intensivo internazionale promosso dal Constortium for Training Translation Teachers (CTTT), il Training Seminar for Translation Teachers (university level), seguendo il modello già messo a punto a Tarragona  (2001), a Rennes (2001) e a Monterey (2000).

Sempre nel 2002 la SSML,  di nuovo dando prova della propria passione per la formazione dei traduttori, inaugura una serie di Master professionalizzanti, tra i quali il Master in traduzione editoriale e tecnico-scientifica inglese-italiano (giunto ormai alla sua quattordicesima edizione), il Master in traduzione specialistica tedesco-italiano, il Master in interpretazione arabo-italiano-arabo, e il Master in traduzione editoriale-letteraria dall’arabo (un nostro particolare fiore all’occhiello, che ha di volta in volta coinvolto e promosso la collaborazione con diverse case editrici).

2003: la Scuola è oggetto di un ulteriore Decreto ministeriale (24.9.2003), con il quale è confermato il riconoscimento già ottenuto nel 1993. In ottemperanza ai nuovi piani degli studi conseguenti alla  riforma universitaria, la Scuola è  rinominata Scuola Superiore per Mediatori Linguistici (SSML), e la stessa, secondo il decreto di conferma di riconoscimento, è  abilitata al rilascio di “titoli equipollenti a tutti gli effetti ai diplomi di laurea conseguiti nelle università al termine dei corsi afferenti alla classe delle lauree universitarie in ‘Scienze della Mediazione Linguistica’.” Va da sé che ai possessori della Laurea di primo livello compete il titolo accademico di Dottore (DM 22/10/2004, Gazzetta Ufficiale 12/11/2004, n. 266, art. 13).

Il lavoro della SSML nell’ambito della traduzione e della divulgazione del pensiero e del discorso sulla traduzione di certo non si esaurisce qui, ma prosegue con una serie di importanti conferenze sulla traduzione. La traduzione: formazione e mercato, del 2005, è indubbiamente la prima nel panorama locale a mettere insieme studiosi universitari, traduttori – sia letterari, sia settoriali – e rappresentanti importanti dell’industria della traduzione, mentre Il mestiere del tradurre: Geografie letterarie in movimento, del 2007, ha offerto la possibilità di parlare del proprio lavoro traduttivo a Gaia Amaducci, Elisabetta BartuliIlide CarmignaniLeopoldo Carra, Nicoletta Pesaro, e Giuliana Schiavi, importanti traduttori nel panorama letterario italiano di oggi. Tale attività prosegue fino al consolidamento del lungo rapporto informale con la SSML di Misano attraverso l’entrata nella Fondazione Universitaria San Pellegrino (FUSP) e l’adozione di progetti formativi e di ricerca congiunti.

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